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Parco di Pentimele come infrastruttura sociale. La necessità di un cambio di paradigma

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Il dibattito sul parco di Pentimele non solo è legittimo, ma probabilmente necessario, perché riguarda una delle poche aree ancora libere, verdi e affacciate sul mare. Proprio per questo occorre alzare lo sguardo e cambiare paradigma. L’idea di un centro congressi può essere condivisibile in astratto. Nessuno nega l’importanza del turismo business o la necessità di creare lavoro. Il punto è dove e a quale prezzo urbano e sociale. Pentimele infatti non è un lotto qualunque. È una delle rarissime aree costiere ancora disponibili per una funzione pubblica ampia, gratuita e inclusiva. Si è detto che “senza economia anche i parchi si degradano”. Ma è altrettanto vero che senza spazi pubblici ben progettati e ben gestiti si degradano le comunità. Una città povera ha prima di tutto bisogno di luoghi gratuiti, curati, dove bambini, giovani, anziani e famiglie possano vivere il mare, fare sport, incontrarsi. Non è uno slogan: è una lezione che molte città europee hanno già appreso. Barcellona, Valencia, Berlino, Vienna, Lione, Rotterdam (solo per citarne alcune), sono città dinamiche e attrattive, eppure ricchissime di parchi urbani e waterfront pubblici. Quegli spazi non sono “vuoti improduttivi”, ma vere infrastrutture sociali. Servono a decomprimere le tensioni della vita contemporanea e a migliorare la qualità urbana. Anche le città ad alta vocazione congressuale investono sul verde e sulla restituzione di spazio pubblico. C’è poi un altro tema, quello della cementificazione. Oggi le città moderne vanno in controtendenza rispetto alla cementificazione del passato: recuperano suolo, riqualificano, riconnettono al mare e ai fiumi. Non è una posizione ideologica. Salvatore Settis, in Paesaggio Costituzione Cemento, ricorda che il paesaggio è un valore costituzionale, tutelato dall’articolo 9. Prima di edificare, bisognerebbe recuperare ciò che già esiste. Qui invece si continua a pensare che l’unica leva dello sviluppo sia costruire ancora. E gli spazi da rigenerare non mancano. Ad esempio l’ex Hotel Miramare potrebbe diventare un centro congressi affacciato sullo Stretto, simbolo di rinascita urbana. La cosiddetta “casa dei fantasmi” nei pressi del ponte della Libertà potrebbe trasformarsi in un landmark contemporaneo. Capannoni e strutture dismesse nell’area portuale o industriale potrebbero essere rifunzionalizzati, sul modello di grandi operazioni di archeologia industriale viste altrove. Questo sarebbe un vero cambio di paradigma: rigenerare, non espandere. Pentimele, potrebbe diventare un grande parco urbano ecologico e sportivo, aperto e gratuito. In una città con redditi medi bassi e servizi carenti, lo spazio pubblico non è un lusso ma una necessità sociale. Il turismo congressuale genera flussi economici, ma non è certo una risposta diretta alla mancanza di servizi per chi oggi fatica ad arrivare a fine mese. Non è uno strumento pensato per i giovani che non possono permettersi palestre private, per le famiglie che non hanno alternative ricreative gratuite, per le associazioni sportive dilettantistiche che cercano spazi accessibili. Anche la narrazione secondo cui solo il privato garantirebbe efficienza va superata. Le amministrazioni pubbliche possono e devono imparare a gestire bene, a fare rete con università, enti sportivi, associazioni nazionali, centri di ricerca, fondazioni culturali. Il Parco di Pentimele potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione nella gestione degli spazi pubblici cittadini, inaugurando un modello di amministrazione completamente comunale. A differenza di quanto avvenuto per il Parco Caserta o per i campi sportivi di viale Messina, affidati a società private, questa potrebbe essere l’occasione per scegliere una gestione diretta da parte del Comune.
È proprio qui che l’amministrazione comunale potrebbe dimostrare coraggio e visione, portando avanti un progetto di gestione interamente pubblica, capace di garantire una fruizione più inclusiva per tutta la cittadinanza. Il centro congressi, se davvero strategico, troverà la sua collocazione.
Il mare e il verde di Pentimele, una volta persi, non torneranno più.

*di Anna Arcudi, Restauratrice Conservatrice dei Beni Culturali

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