
Primo: pretendere le dimissioni di Castorina. Senza nascondersi dietro la foglia di fico che le dimissioni le ha già chieste la direzione nazionale del Pd con Oddati. Reggio è diventata un caso nazionale per i problemi della classe dirigente locale: è questa che deve prendersi la responsabilità di chiedere le dimissioni, senza rinvii. Un po’ come ha avuto la prontezza di fare con Ripepi, senza tanto almanaccare sul fare i puri col garantismo degli altri. La maggioranza in comune deve dire se vuole o non vuole le dimissioni di Castorina. La decisione devono prenderla loro, e qui. La maggioranza locale deve prendere o non prendere questa posizione, non si lamenti altrimenti di essere spesso sottoposta a commissariamenti.
Secondo: rinunciare fino alla chiusura delle indagini – e poi, eventualmente, del processo – al seggio in Comune assegnato a Castorina. La maggioranza non stia lì col pallottoliere, a contare i voti derivanti da brogli o meno. È stata tradita la sovranità popolare. Rinuncino alla surroga, si astengano, facciano che vogliano, ma non utilizzino in Consiglio Comunale quel voto che tradisce il popolo. Un punto di penalizzazione è il minimo che possa capitare a chi ha nella squadra titolare, punta di diamante, un “giocatore dopato”. Questo sempre in attesa di ulteriori misure, in attesa di nuove e – si spera – veloci elezioni stabilite dal Ministero.
Terzo: Il Comune dichiari da subito che si costituirà Parte Civile in caso di rinvio a giudizio. Lo dichiari prima. Anticipi quanto previsto dal codice etico approvato nel 2016.
Quarto: si apra una Commissione d’indagine in Consiglio Comunale. Uno strumento previsto dal Regolamento, e tanto più essenziale quanto più la Nona Commissione Garanzia e Vigilanza non funziona e non può funzionare per i noti motivi legati alla Presidenza di Ripepi. Problemi ancora irrisolti, e che sembrano non interessare affatto a quella maggioranza su cui la Garanzia dovrebbe appunto vigilare. Una Commissione d’indagine che aiuti a rispondere a queste semplici domande: com’è possibile che nelle liste elettorali del comune siano iscritti anche i defunti; quanto è diffuso il malcostume di consiglieri comunali e candidati che vanno a chiedere decine di duplicati delle tessere elettorali per i propri elettori; quanto è diffuso il malcostume di consiglieri comunali e candidati che vanno a controllare seggio per seggio i voti riscossi, di fatto limitando il segreto del voto, perché “poi vado a vedere se mi manca il tuo voto nel seggio…”; com’è possibile e quanto è diffuso il fenomeno di consiglieri comunali e candidati che brigano per avere presidenti di seggio e scrutatori “di fiducia”… Una serie di domande cui, come si vede, non compete alla Magistratura rispondere, ma alla Politica. Vedremo in Consiglio Comunale se si avrà il coraggio e la decenza di volersi sottoporre a questo esame con una Commissione ad hoc. Il Consiglio Comunale deve avere il coraggio di dimostrare alla città che non è marcio tutto il cesto, che non ha niente da nascondere. Che non ci sono comportamenti clientelari da coprire, che è estranea a una prassi politica che, anche se non di rilevanza penale, rappresenta la peggiore espressione possibile di una classe dirigente.
In ultimo: non è La Strada che deve dimettersi dal Consiglio Comunale, non è il nostro seggio ad essere illecito. Dimissioni peraltro inutili, come ben sa chi le propone. Perché servano a qualcosa, occorre che, oltre a tutti noi della minoranza, si dimettano anche cinque membri della maggioranza. Praticamente impossibile. Sarebbe solo un regalo alla maggioranza, ci sarebbe ancora meno controllo in Consiglio. Servirebbe solo a fare qualche nota stampa e qualche selfie. Da che esiste la democrazia, l’Aventino non ha mai funzionato, è servito solo ai poteri forti per rafforzarsi ulteriormente. Bisogna pretendere ancora più presidio, essere ancora più presenti in Consiglio, denunciare. Proporremo una “Commissione d’inchiesta”, ci auguriamo che tutti coloro che parlano di dimissioni possano votarla, servono 1/5 dei consiglieri per poterla discutere. Anche qui è una questione di numeri. Questi, almeno questi, senza brogli e alla luce del sole.
Ufficio stampa
La Strada



















