Ma che merito c’è nel merito di Occhiuto? L’equivoco su cui si fonda il consenso all’ iniziativa è quello populistico “merito vs raccomandazione”, come se l’uno fosse il contrario dell’altro.
Entriamo nel merito, e permettetemi di farlo a partire dalla città di Reggio Calabria per la quale anche questa misura diventerà materia di campagna elettorale.
Il ragionamento partirebbe da lontano: la cultura del merito, promossa per anni dal csx senza rotta così come dal cdx senza distinzioni, è profondamente ingiusta.
Il punto di partenza dovrebbe essere, per tutti, questo: secondo comma dell’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.
Ecco, solo quando le condizioni di partenza saranno uguali per tutti allora potremo misurare il merito come minimo comun denominatore.
In Calabria e a Reggio Calabria, in particolare, le disuguaglianze sociali sono profonde e strutturate. Gran parte del bisogno viene convogliato, proprio in campagna elettorale, nel sistema di bisogno/favore che ben conosciamo e che è trasversale.
Vediamo alcuni rapidi esempi: se uno studente parte all’alba da una periferia pedemontana di Reggio per raggiungere la scuola, il suo “merito” è uguale a quello di chi esce di casa dieci minuti prima per andare a un istituto del centro? E chi ha una comoda stanza per studiare, in totale raccoglimento, fatica ugualmente rispetto a chi condivide una stanza rumorosa in una piccola casa popolare?
E le differenze, spesso profonde, del reddito familiare fanno uguali gli studenti nello scegliere il proprio futuro, il corso di studi o un lavoro sottopagato e magari ipersfruttato?
Il merito genericamente distribuito è profondamente classista.
Dobbiamo invece -con un gioco di parole- entrare nel merito delle disuguaglianze sociali che respiriamo quotidianamente nel nostro territorio e che impediscono il pieno sviluppo della persona. Dagli spazi pubblici, alla mobilità, all’accesso ai servizi, al welfare…
La questione è come i denari pubblici, i progetti, i Documenti di Programmazione saranno orientati ad assottigliare il divario enorme che c’è dentro la città e che respiriamo non solo nella relazione centro-periferia, ma più radicalmente nella relazione tra “persone che possono pagarsi le cose”- “persone che restano senza diritti”.
In città c’è chi le scale le sale con difficoltà, tra incompiute e quartieri abbandonati, e chi le scende in carrozza.
Le differenze di visione tra le compagini che si apprestano alla corsa elettorale sono tutte qui, in fondo. Nella visione di società e, dentro questa, nella visione di città.
In questi anni il centrosinistra reggino ha dimostrato di somigliare al centrodestra, e viceversa.
Poi ci siamo noi, con La Strada .


















