Ringraziamo sentitamente la Fondazione Rhegium Julii, il CIS della Calabria, il Centro Studi Colocrisi e l’Associazione Calabria Spagna per aver scelto di mettere al centro della campagna elettorale il tema della visione culturale. È un atto di responsabilità civica che condividiamo profondamente: la cultura non è infatti un ornamento della politica, ma la sua sostanza più profonda. Per La Strada, movimento politico-culturale, gli spazi e le opportunità per un pieno sviluppo delle politiche educative e culturali devono occupare il cuore dell’azione amministrativa. Coerentemente con questa premessa, rispondiamo, punto per punto, alle domande che ci avete rivolto.
- La cultura è ancora troppo spesso percepita come un costo. Come dimostrare che è un investimento strategico per la crescita e la reputazione della comunità?
Partiamo da un assunto che per noi è fondativo: la cultura è infrastruttura pubblica, non un evento contingente. È il tessuto connettivo di una comunità, il presidio più efficace contro il disagio sociale e le disuguaglianze educative, il motore silenzioso dello sviluppo economico. Trattarla come voce passiva di bilancio è un errore politico prima ancora che contabile. All’interno del nostro programma trovano spazio una serie di interventi destinati a cambiare il passo nelle politiche culturali della nostra città: investire le entrate della tassa di soggiorno in progetti culturali ed educativi stabili; avanzare il dossier per la ricandidatura di Reggio a Capitale Italiana della Cultura, costruito come processo partecipato e non come vetrina; valorizzare un sistema integrato tra cultura, educazione e turismo, superandone la fruizione isolata.
La cultura genera ricchezza per i territori: crea lavoro qualificato, sostiene il commercio locale, rafforza il turismo di qualità e rende le città più attrattive per giovani, studenti, imprese creative e investimenti. È questa la lezione delle città europee che hanno fatto della cultura una leva fondamentale per la rigenerazione del tessuto sociale ed economico. Si pensi a Bilbao, che attraverso la cultura e la rigenerazione urbana ha trasformato una città post-industriale in crisi in un polo internazionale di innovazione e turismo; oppure a Lille, che dopo l’esperienza da Capitale Europea della Cultura ha costruito un modello permanente di partecipazione culturale e crescita economica diffusa. Ma basti pensare, nel panorama italiano, a Matera, esempio emblematico di come la cultura possa diventare strumento di riscatto per un territorio economicamente in sofferenza, asset capace di generare occupazione, attrarre investimenti e rafforzare l’identità collettiva della città lucana ben oltre l’anno dell’evento. Le città che scelgono di investire in cultura non spendono di più: spendono semplicemente meglio. Perché ogni euro destinato alla cultura ha ricadute positive sul benessere delle comunità, sui processi partecipativi e di cittadinanza attiva, sulla consapevolezza individuale e collettiva rispetto ai problemi e alle risorse di un territorio, nonché sulle opportunità per le nuove generazioni di costruire dei progetti di vita.
- La qualità dell’immagine di una città passa anche dai luoghi della formazione. Quali interventi concreti pensate di promuovere a sostegno delle Università in termini di infrastrutture, studentati, accessibilità e ricerca? E quali politiche ritenete di adottare per contrastare la dispersione scolastica e l’emigrazione degli studenti verso altri Atenei?
La qualità di una città universitaria si misura prima di tutto nella vita quotidiana di chi la abita per motivi di studio. Reggio perde giovani non solo per mancanza di opportunità lavorative, ma per assenza di infrastrutture dignitose: alloggi, aule studio, connettività, mobilità.
Il nostro programma prevede un forte investimento sugli spazi educativi, con l’ammodernamento delle strutture scolastiche e la realizzazione di plessi innovativi e sicuri; la creazione di un sistema di biblioteche e mediateche diffuse connessa a una rete di Officine creative di quartiere – attraverso il riuso di immobili inutilizzati del patrimonio comunale – con postazioni multimediali, laboratori, sale di registrazione, spazi di coworking e aule studio, in piena integrazione con le università e le associazioni del territorio. Inoltre, agevolazioni per la mobilità urbana ed extraurbana degli studenti, anche all’interno dell’Area Metropolitana, della Regione e oltre Stretto. Vogliamo una città che trattiene i propri studenti perché offre condizioni di vita e di studio all’altezza dei loro desideri.
Per contrastare la dispersione scolastica, prevediamo scuole aperte oltre l’orario curricolare come veri presidi di comunità, servizi scolastici garantiti come diritti – mense e scuolabus – e percorsi di educazione digitale, ambientale e civica attraverso collaborazioni tra Comune, scuole, università ed enti del Terzo Settore.
- Negli ultimi anni è cresciuto l’indice di povertà educativa e la città ha progressivamente perso importanti spazi culturali e teatrali: dalla Biblioteca De Nava, al Palazzo delle Associazioni, dal Teatro Margherita al Siracusa, fino all’Arena Lido. Il Teatro Cilea, inoltre, non dispone di una struttura organizzativa adeguata, priva com’è di una fondazione, di uno statuto e di figure chiave come il sovrintendente e il direttore artistico. Tra l’altro incombe il pericolo di rimanere senza l’Archivio di Stato. È possibile pensare a una programmazione moderna con un piano organico di rilancio delle infrastrutture culturali e teatrali, per prevenire queste perdite e consentire alle associazioni di proporre gratuitamente le proprie attività? E come valorizzare le eccellenze del Conservatorio e dell’Accademia di BB.AA.?
La vostra domanda connette giustamente le disuguaglianze educative all’impoverimento degli spazi e dei contesti della fruizione e della produzione culturale. Come abbiamo documentato nel nostro recente comunicato sullo stato delle istituzioni culturali cittadine, Reggio ha accumulato un debito gravissimo verso il proprio patrimonio: la Biblioteca De Nava è chiusa dal maggio 2025 senza una data certa di riapertura; l’Archivio Storico Comunale è inaccessibile dal marzo 2025; l’ex Monastero della Visitazione, destinato a polo museale con oltre 8 milioni di euro investiti, ha i lavori fermi e i locali già restaurati che si deteriorano; la Pinacoteca civica è ancora ospitata in locali provvisori inadeguati all’interno del Teatro Comunale, con il mancato accreditamento al Sistema Museale Nazionale come conseguenza diretta.
La nostra proposta si articola in tre assi irrinunciabili.
Il primo è la trasparenza totale: un cronoprogramma pubblico e certo per la riapertura di ogni sito, a partire dalla Biblioteca De Nava entro giugno 2026, da trasformare in una “casa della cultura” moderna con laboratori, orari flessibili e sedi di prossimità nei quartieri.
Il secondo è l’investimento nel capitale umano: nomina dei direttori per la Pinacoteca e il Teatro Comunale; istituzione di una governance stabile per il Cilea, con fondazione, statuto, sovrintendente e direttore artistico; bandi per figure professionali specifiche che sostituiscano una gestione che oggi delega troppo al volontariato, prezioso ma non sostitutivo di una regia istituzionale.
Il terzo è una nuova visione: superare il concetto di spazio culturale come “deposito”, che richiama appunto a un’erronea visione “depositaria” del sapere, per approdare a paradigmi europei di partecipazione attiva, con strutture per l’operatività delle associazioni culturali sul modello della Casa delle Associazioni, un sistema bibliotecario diffuso sul modello delle community libraries – partendo dalla consapevolezza che le biblioteche sono infrastrutture sociali indispensabili e spazi di relazione –, agevolazioni ISEE per l’accesso a musei, teatri ed eventi, e un sistema integrato dei musei pubblici e privati con bigliettazione unica. Per il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti, occorre un raccordo stabile con il sistema universitario e con la futura rete delle Officine creative, affinché le loro eccellenze diventino risorsa diffusa per la comunità cittadina.
- Come si può coniugare la tutela del patrimonio culturale e ambientale con l’innovazione tecnologica?
L’innovazione è il modo migliore per preservare la tradizione. Ogni eredità culturale va reinterpretata dalle nuove generazioni. È anche questo il senso politico della restanza: non una nostalgia malinconica per un passato irrimediabilmente perduto, ma lo sforzo di rigenerare i territori e le comunità a partire dal legame che unisce i primi alle seconde.
Il nostro programma prevede la digitalizzazione del patrimonio archivistico e bibliotecario – i lavori PNRR alla De Nava ne sono un primo segnale, purché non restino un cantiere senza fine – e lo sviluppo del settore creativo-digitale come strumento educativo e culturale nelle Officine di quartiere: videomaking, gaming, progettazione digitale come linguaggi contemporanei di cura e racconto del territorio.
Il sistema integrato del patrimonio culturale che proponiamo include percorsi tematici urbani che colleghino il Museo Archeologico ai quartieri, le risorse paesaggistiche alla mobilità sostenibile. Non a caso segnaliamo come una priorità la messa in funzione stabile del sistema tapis roulant e dell’ascensore urbano: senza accessibilità reale, nessun polo culturale può davvero diventare bene comune.
- Quali iniziative pensate di avviare per valorizzare le energie culturali che storicamente hanno contribuito a mantenere alto il profilo della città? Quali garanzie offrirete per la libertà di espressione artistica? E quale ruolo attribuite alla cultura nella costruzione dell’identità locale e nazionale in una società sempre più plurale e multiculturale?
A Reggio le energie culturali non mancano, anzi, vi è un fermento culturale notevole: mancano, però, le condizioni strutturali per esprimerlo al meglio. Il nostro impegno è volto a creare quelle condizioni attraverso politiche culturali popolari e decentrate nei quartieri, che valorizzino le associazioni già presenti sul territorio – teatro, musica, arti visive sono altrettanti strumenti di coesione sociale – e garantiscano spazi e risorse stabili, non affidati alla benevolenza delle singole amministrazioni.
La libertà di espressione artistica si tutela con la programmazione: per questo proponiamo un Patto per la Street Art e per le arti pubbliche come linguaggi di appartenenza e di cura dei luoghi, e un sistema di accesso gratuito o agevolato alla formazione certificata nei settori creativi e digitali.
Inoltre, promuoviamo la valorizzazione delle forme artistiche popolari con eventi che abbiano davvero respiro e identità locali come un Festival internazionale della musica e degli strumenti tradizionali del Mediterraneo (anche in relazione alla valorizzazione del Museo dello Strumento Musicale) e un Festival del teatro popolare di piazza in vernacolo. Rispetto a questo punto dovrebbe essere maggiormente curata e rispettata la progettazione di eventi da parte del Comune che finanzino attività di animazione territoriale da parte delle associazioni, con bandi che non demandino ogni responsabilità e incombenza alle piccole realtà e con una maggiore puntualità nell’elargire i fondi a favore dei vincitori.
Allo stesso tempo, riteniamo fondamentale riconoscere dignità culturale anche ai linguaggi artistici performativi e musicali contemporanei nati nei quartieri e tra le nuove generazioni, come il rap l’hip hop, la street art e la spoken word. Il rap, in particolare, rappresenta oggi una delle forme di narrazione popolare più autentiche e immediate, capace di raccontare disagio sociale, identità territoriali, aspirazioni e conflitti generazionali. Sostenere laboratori, contest, produzioni musicali indipendenti e spazi di espressione urbana significa investire in creatività, inclusione e partecipazione giovanile.
Una città che vuole essere realmente contemporanea deve inoltre tornare a investire nel cinema e nell’audiovisivo come strumenti culturali, educativi ed economici. Reggio può diventare luogo di produzione, formazione e racconto del Mediterraneo attraverso festival cinematografici, come il Festival Internazionale dei Circoli del Cinema, rassegne nei quartieri, cinema all’aperto, percorsi di educazione all’immagine nelle scuole e sostegno alle giovani produzioni indipendenti. Il cinema non è soltanto intrattenimento: è memoria collettiva, costruzione dell’immaginario e opportunità concreta di sviluppo per professionisti, artisti e imprese creative del territorio.
Inoltre, va posta una maggiore attenzione alla programmazione culturale nei quartieri in termini di eventi e di produzioni stabili, laboratori permanenti, presìdi artistici e occasioni diffuse di aggregazione sociale e culturale.
In una società globale sempre più plurale e multiculturale, la cultura è il luogo in cui si negozia, a partire dal livello locale, l’identità individuale collettiva. Reggio come città dell’accoglienza può è deve promuovere un’appartenenza aperta ed interculturale, costruendo, attraverso la varietà delle espressioni culturali, spazi condivisi di riconoscimento e dialogo. È per questo che per il movimento La Strada “culturale è politico”: perché ogni scelta sugli spazi, sulle risorse, sull’accessibilità della cultura è una scelta d’inclusione sociale e di rimozione degli ostacoli alla piena realizzazione della persona umana, per richiamare la nostra Costituzione.
La cultura è la chiave per costruire una Reggio accogliente, plurale e che non lasci indietro nessuno.

















