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Infanzia ed educazione: il movimento La Strada accende i riflettori sul sistema 0-6 a Reggio Calabria: “Pronti a proposte operative in questa consiliatura”

asilo gallico 06

L’educazione a partire dalla primissima infanzia costituisce una priorità assoluta per una città che voglia farsi comunità educante. Il movimento La Strada esprime la massima attenzione verso il sistema integrato 0-6, uno spazio educativo cruciale che non può più essere considerato nei termini dell’accudimento, ma costituisce una vera e propria infrastruttura sociale e un diritto di cittadinanza fondamentale. Troppo spesso, infatti, le bambine e i bambini di Reggio Calabria scontano un divario drammatico rispetto al resto d’Italia ed d’Europa. Proprio per aiutare a colmare queste distanze, La Strada, nel corso di questa consiliatura, presenterà una serie di proposte operative concrete e strutturate all’interno delle sedi istituzionali. Tali azioni programmatiche si muoveranno nella cornice analitica e strategica delineata dal presente dossier, con l’obiettivo di stimolare l’amministrazione comunale verso una gestione efficace delle risorse, il potenziamento dei posti disponibili e la garanzia di standard architettonici e di proposte educative al passo con le avanguardie pedagogiche e le migliori pratiche.

Il diritto al nido: cosa prevedono gli accordi europei

Il punto di riferimento normativo da cui partire per misurare l’adeguatezza dell’offerta educativa 0-3 sono gli obiettivi di Barcellona, fissati dal Consiglio europeo riunito nella capitale catalana nel marzo 2002 nell’ambito della più ampia Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione. In quella sede gli Stati membri si sono impegnati a offrire, entro il 2010, servizi di assistenza all’infanzia ad almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni e ad almeno il 90% dei bambini tra i tre anni e l’età dell’obbligo scolastico.
Quella soglia del 33% è stata recepita anche nell’ordinamento italiano: il Dlgs 65/2017, che ha istituito il sistema integrato di educazione e istruzione 0-6, la indica come “obiettivo tendenziale” di copertura nazionale, e la legge di bilancio 2022 l’ha trasformata in un Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) da garantire entro il 2027. Nel frattempo l’Unione europea ha alzato l’asticella: una raccomandazione del Consiglio del 2022, nell’ambito dei nuovi “obiettivi di Barcellona 2030”, ha portato il target al 45% per la fascia 0-3 e al 96% per la fascia 3-5, riconoscendo però che i Paesi più indietro possano procedere per gradi.
A livello nazionale l’Italia si sta avvicinando alla soglia storica del 33%: nell’anno educativo 2023/2024 il rapporto tra posti disponibili (pubblici e privati) e bambini residenti sotto i tre anni si attestava al 31,6%. Ma è un dato medio che nasconde uno dei divari territoriali più marcati d’Europa, ed è proprio in quel divario che si colloca la vicenda di Reggio Calabria.

Due città, due Italie: Reggio Calabria e Reggio Emilia a confronto

Mettere fianco a fianco le due città che condividono il nome “Reggio” restituisce, meglio di qualunque media nazionale, la distanza che separa due diverse aree geografiche del nostro Paese sul terreno dei servizi per la prima infanzia.


Reggio Emilia è diventata un punto di riferimento internazionale in merito ai servizi educativi per l’infanzia

Reggio Emilia – città che ha dato i natali all’approccio pedagogico di Loris Malaguzzi (Reggio Emilia Approach) ed è riferimento educativo internazionale – ha raggiunto nell’anno educativo 2024/2025 1.798 posti nido (tra rete dei servizi comunali, che comprende nidi comunali a gestione diretta o indiretta, e sistema integrato cittadino, che comprende Fism e nidi privati con eventuale convenzione e sconto sulle rette), pari al 61,2% dei bambini residenti tra i 3 e i 36 mesi: un dato più che doppio rispetto alla media nazionale (circa il 30%) e già oltre l’obiettivo europeo del 45% fissato per il 2030. Sommando nido e scuola dell’infanzia, il sistema pubblico integrato reggiano accoglie 5.685 bambini, quasi l’83% dei residenti in età 0-6. L’amministrazione comunale ha investito, solo per l’anno 2024/2025, 23,1 milioni di euro sull’intero sistema 0-6.

Reggio Calabria, comune con una popolazione numericamente simile a quella di Reggio Emilia (circa 5.000 abitanti in più risiedono nella città emiliana), offre un quadro radicalmente diverso. I nidi comunali attivi sono tre – “Il mago di Oz” ad Archi (50 posti), “Il piccolo principe” a Gebbione (50 posti) e il Nido d’infanzia aziendale presso il Ce.Dir. (28 posti) – per un totale di 128 posti comunali. Nel 2024 l’assessorato al Welfare ha evidenziato che, dall’inizio del mandato dell’amministrazione Falcomatà, sono stati aperti tre nidi, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 355 posti entro il 2026 attraverso nuove strutture già in fase di realizzazione o ammesse al finanziamento grazie a risorse europee e PNRR (zone di Arghillà, Catona, Sbarre-Ciccarello, Pellaro, Parco Caserta). A maggio 2026 sono stati consegnati i lavori del quarto asilo nido, in zona Gallico, e in quella stessa occasione il sindaco f.f. Domenico Battaglia ha dichiarato che “entro il 2026 saranno pronti altri tre [nidi comunali] e, entro il 31 dicembre 2027, arriveremo ad undici strutture complessive”.

Ai 128 posti effettivamente disponibili per l’anno educativo 2026-2027, si aggiungono alcune decine di posti convenzionati con strutture private. Per l’anno educativo 2025/2026 l’amministrazione aveva comunicato la disponibilità di 20 posti in convenzione al “Nido di Celeste”; per l’a.e. 2026/2027 il Comune di Reggio Calabria intende incrementare significativamente l’offerta pubblica di servizi educativi per la prima infanzia attraverso convenzioni con nidi e micronidi privati accreditati nel territorio comunale. L’obiettivo è acquistare 124 posti-bambino (3-36 mesi) per l’anno educativo 2026/2027, utilizzando le risorse del Fondo Speciale per l’Equità del Livello dei Servizi 2026 (FELS).

Il nuovo asilo nido di Gallico

Il divario, tuttavia, non è solo cittadino ma sistemico: la Calabria è l’ultima regione italiana per servizi alla prima infanzia. Secondo il report Istat per l’anno educativo 2023-2024, il sistema pubblico calabrese (nidi comunali e convenzionati) riesce a prendere in carico appena il 5,9% dei bambini residenti in fascia 0-2 anni – la percentuale più bassa del Paese – mentre la spesa comunale media per bambino è di 234 euro l’anno, contro i 3.314 euro della Provincia autonoma di Trento. Se si guarda invece alla capacità complessiva del territorio, cioè ai posti disponibili tra pubblico e privato, il tasso sale al 17,2%, meno della metà di quello dell’Emilia-Romagna (44,4%). Un dato che fotografa una situazione, come detto, in evoluzione negli ultimi anni, ma ancora ampiamente insufficiente rispetto ai bisogni educativi della prima infanzia. Si parte, certo, da un pregresso caratterizzato da un fortissimo divario di spesa, fonte di profonde disuguaglianze educative.

La tabella che segue sintetizza i termini del confronto tra le due Reggio:

IndicatoreReggio CalabriaReggio Emilia
Posti nido (a.e. 2025-2026)128 posti nido comunali (+ alcune decine di posti privati convenzionati)1.313 posti nella rete dei servizi comunali (nidi comunali a gestione diretta o indiretta tramite cooperative e altri enti)+ 442 posti del sistema integrato cittadino (Federazione italiana scuole materne e nidi privati, con eventuale convenzione e sconto sulle rette; nidi statali)
Obiettivo europeo 2030 (45%)Ancora lontanoGià superato

 

Il paragone non è, evidentemente, tra situazioni comparabili sul piano delle risorse fiscali o della storia amministrativa: ma proprio per questo restituisce con crudezza quanto il diritto all’educazione 0-3 sia, oggi in Italia, un diritto di cittadinanza a geometria variabile.

Non mancano, tuttavia, alcuni segnali di controtendenza nel Mezzogiorno. In Puglia, il Comune di Lecce raggiungeva già nel 2019 una copertura di 35,2 posti ogni 100 bambini residenti 0-2 anni, superando l’obiettivo Ue del 33% – un caso raro tra le grandi città del Mezzogiorno, favorito anche dal sistema dei “Buoni Servizio” della Regione Puglia, che abbattono il costo della retta per le famiglie e incentivano il convenzionamento dei nidi privati accreditati con gli enti comunali. In Sardegna, unica regione del Sud sopra la media nazionale, il Comune di Selargius (Cagliari) raggiunge una copertura tra le più alte d’Italia, grazie a un mix di investimenti PNRR e agevolazioni tariffarie locali. Anche in Campania, Salerno si conferma la provincia più virtuosa della regione. Sono segnali che confermano come, pur in un quadro regionale spesso critico, la variabile amministrativa locale – capacità di intercettare i bandi, convenzionamento con il privato accreditato, politiche tariffarie mirate – possa fare una differenza sostanziale nell’accesso delle famiglie ai servizi per la prima infanzia.

Anche all’interno della stessa Calabria, del resto, il quadro non è uniforme. Tra i capoluoghi, Vibo Valentia rappresenta un’anomalia positiva: già nel 2020, con 33,8 posti ogni 100 bambini in età 0-2 anni, era l’unico capoluogo calabrese a superare la soglia europea del 33%, mentre Catanzaro vi si avvicinava, collocandosi sopra la media nazionale (28,1%). Il dato vibonese va però letto in controluce: la provincia di Vibo Valentia registrava una spesa comunale per i servizi educativi 0-3 tra le più basse d’Italia – appena 23 euro annui per bambino, contro i 2.904 della provincia di Bologna – segno di una copertura trainata in larga misura dall’offerta privata e dal terzo settore, più che dall’investimento pubblico locale. Negli ultimi anni, tuttavia, anche la componente pubblica ha cambiato passo. Il Comune di Vibo Valentia – tra i comuni calabresi con gli importi PNRR più consistenti per i nidi, con 5,38 milioni di euro per tre progetti – sta completando tre nuovi nidi comunali: 90 posti nel quartiere Moderata Durant, 50 in viale della Pace e 40 nella frazione di Vibo Marina, per complessivi 180 posti nella fascia 0-36 mesi. Nel febbraio 2026, inoltre, è risultato il primo ente calabrese, e tra i primi del Mezzogiorno, a perfezionare la procedura “a sportello” del PN “Scuola e competenze” 2021-2027, aggiudicandosi 360mila euro per gli arredi didattici delle tre strutture, con forniture da collaudare entro il 31 dicembre 2026. Catanzaro, dal canto suo, ha aderito al Piano nidi con la previsione di 108 nuovi posti 0-2 anni, tra la nuova costruzione di un nido nel quartiere Lido e la riconversione di un immobile nel quartiere Siano. Le ombre, tuttavia, non mancano: la Relazione CNEL 2025 sui servizi pubblici colloca ancora Catanzaro nelle ultime posizioni nazionali per accesso al nido comunale (2,6%, pur in crescita del 30%), accanto a Reggio Calabria, quest’ultima addirittura in flessione. La stessa relazione osserva peraltro come, nel Mezzogiorno, i piccoli comuni mostrino dinamiche più vivaci rispetto ai centri maggiori – un’indicazione che rafforza la tesi, già emersa nei casi pugliese e sardo, della centralità della variabile amministrativa locale.

Il nodo della “spesa storica”

Perché il Sud incontra difficoltà anche quando arrivano nuovi fondi? Un motivo è nel modo in cui lo Stato distribuisce ogni anno le risorse ordinarie ai Comuni: un sistema che, di fatto, continua a dare di più a chi aveva già di più.

Dal 2015 l’Italia sta passando da un vecchio criterio — le risorse venivano erogate in base quanto un Comune aveva sempre speso in passato (“spesa storica”) — a uno nuovo, i “fabbisogni standard”, che calcola i bisogni reali di un territorio in base a dati oggettivi (popolazione, caratteristiche del territorio, eccetera). Il passaggio però è lento: nel 2025 solo il 75% delle risorse segue il nuovo criterio, il resto ancora quello vecchio. Il traguardo del 100% è fissato per il 2030. Nel frattempo, le proteste non mancano: a febbraio 2026 un parlamentare ha denunciato che ai Comuni siciliani sono arrivati appena 137 euro per abitante, contro un bisogno reale stimato in 461 euro.

Per gli asili nido, in particolare, il meccanismo è ancora più rigido. Ogni anno lo Stato mette a disposizione un fondo apposito (300 milioni nel 2025), ma può accedervi solo chi nel 2018 aveva una copertura di nidi inferiore al 28,88% dei bambini residenti. In pratica: i fondi per costruire nuovi posti vanno soprattutto a chi ne aveva già pochi — ma proprio i Comuni più indietro sono anche quelli con meno personale tecnico per fare domanda in tempo e gestire i cantieri, quindi il recupero resta lento.
I numeri lo confermano. Nell’anno educativo 2023/2024, un Comune calabrese spende in media 234 euro l’anno per ogni bambino nei nidi, contro 3.314 euro della Provincia di Trento: quasi 14 volte meno. E la Banca d’Italia ha calcolato che, anche spendendo tutte le risorse oggi disponibili, il Sud arriverebbe al massimo al 26,8% di copertura — resterebbe comunque sotto l’obiettivo europeo del 33%.
Per finire, una beffa. Nell’ottobre 2025 il Governo ha di fatto abbassato l’asticella: l’obiettivo del 33% resta come media nazionale, ma alle singole Regioni basterà arrivare al 15% per essere considerate in regola. Save the Children ha parlato di uno svuotamento dello scopo originario della norma, nata proprio per colmare i divari tra territori.

Perché il nido conta: valore educativo della fascia 0-3 e continuità 0-6

Non si tratta soltanto di un problema di conciliazione occupazionale per le lavoratrici madri, per quanto quella dimensione resti cruciale. La ricerca pedagogica ha da tempo messo in luce come i primi tre anni di vita siano un periodo critico e cruciale per lo sviluppo, in ragione della plasticità della mente infantile in questa fase: le esperienze educative offerte nella prima infanzia incidono su ciò che il bambino sarà e diventerà. Nei primi anni di vita che si gioca la partita più significativa per lo sviluppo successivo, e le più recenti ricerche in ambito neuroscientifico confermano l’importanza di sostenere educativamente, e attraverso servizi dedicati, i primissimi anni di vita. I nidi, in questa prospettiva, non sono semplici luoghi di “accudimento” ma contesti educativi che, quando pensati e progettati con cura, sostengono lo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale e relazionale dei bambini, favorendo l’incontro con i pari – un’esperienza che, per bambini oggi spesso figli unici o con reti familiari allargate ridotte, il nido rende possibile in una dimensione collettiva e plurale altrimenti difficile da trovare.

Accanto al nido tradizionale, il sistema 0-3 comprende i servizi integrativi: modalità organizzative ed educative alternative, pensate per rispondere a esigenze diverse da quelle del nido classico. Rientrano in questa categoria i servizi a frequenza flessibile, quelli che prevedono la presenza contemporanea di bambini e genitori (spazi gioco, centri per bambini e famiglie) e le esperienze a carattere sperimentale. Un caso particolare è rappresentato dai cosiddetti “servizi sperimentali 0-6”, una denominazione che non indica un servizio integrativo in senso stretto, ma un progetto pedagogico-organizzativo di continuità tra nido e scuola dell’infanzia. È il caso del Comune di Parma, dove il progetto pedagogico-organizzativo di continuità 0-6 – approvato dal nucleo di valutazione regionale dei progetti sperimentali – ha dato vita a due strutture sperimentali nido-scuola 0-6 e a tre sezioni sperimentali analoghe inserite all’interno di nidi d’infanzia, che accolgono nella stessa sezione bambini dai 18 mesi ai 5 anni. Superare la frattura tra il “prima” (0-3, tradizionalmente centrato sulla cura) e il “dopo” (3-6, tradizionalmente centrato sull’apprendimento) è oggi uno degli obiettivi dichiarati della normativa nazionale sul sistema integrato 0-6, proprio per costruire un curricolo verticale in cui cura, relazione e apprendimento non siano fasi separate ma un unico percorso coerente per il bambino.

Uno sguardo oltreoceano: il modello Mamdani a New York

Se in Italia il dibattito si misura spesso sulla disponibilità di risorse, un caso recente offre un termine di paragone istruttivo. A New York, il sindaco Zohran Mamdani – insediatosi il 1° gennaio 2026 – aveva fatto della gratuità dei servizi per l’infanzia una delle proprie priorità elettorali, sostenendo che l’assistenza ai bambini più piccoli non debba essere un privilegio riservato a chi può permetterselo, ma un diritto garantito a tutte le famiglie.


Il sindaco Mamdani sta attuando nella “Grande Mela” un programma socialista rispetto a istruzione, sanità, welfare, trasporti, casa

Otto giorni dopo l’insediamento, insieme alla governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul, Mamdani ha annunciato l’avvio del programma “2-K”: un sistema pubblico di educazione prescolare gratuita, sul modello dei già esistenti 3-K e Pre-K, rivolto inizialmente ai bambini di due anni. Il programma è partito in via sperimentale nel marzo 2026 in quattro aree della città tra le più svantaggiate – Washington Heights-Inwood, Fordham-Kingsbridge, East Brooklyn e Ozone Park-Rockaways – con circa 2.000 posti disponibili dal successivo autunno. L’investimento cittadino iniziale è stato di 1,2 miliardi di dollari, mentre lo Stato di New York ha impegnato risorse complessive fino a 4,5 miliardi di dollari entro l’anno fiscale, con l’obiettivo dichiarato di estendere l’accesso a circa 100mila bambini in più. È importante restituire la misura nella sua reale portata: non si tratta (ancora) di un accesso universale e gratuito per l’intera fascia 0-5 anni promessa in campagna elettorale – il cui costo è stato stimato in circa 6 miliardi di dollari l’anno solo per la città di New York – ma di un primo passo, graduale, che parte dai quartieri storicamente più esclusi. Resta significativo, tuttavia, l’impianto concettuale: rendere esplicito, attraverso un investimento pubblico ingente, che l’accesso ai servizi per la prima infanzia è una infrastruttura sociale paragonabile alla scuola dell’obbligo, e non un bene di mercato affidato alla capacità di spesa delle famiglie – negli Stati Uniti un costo che può superare i 20-40mila dollari l’anno per bambino.

Lo spazio come terzo educatore: l’edilizia scolastica innovativa

Un ultimo tassello, spesso trascurato nel dibattito sulla “carenza di posti”, riguarda la qualità degli spazi in cui i nuovi posti nido dovrebbero essere realizzati. Nella prospettiva pedagogica elaborata a Reggio Emilia da Loris Malaguzzi e promossa in tutto il mondo attraverso i progetti legati a “Reggio Children”, viene evidenziato come il bambino sia un soggetto competente portatore di “cento linguaggi” e di una molteplicità di modalità cognitive, creative, espressive e relazionali, l’insegnante sia un facilitatore dei processi di apprendimento e di scoperta autonoma del bambino, e lo spazio sia il terzo educatore: l’ambiente educativo non è un contenitore neutro delle attività, ma un elemento che partecipa attivamente al processo educativo attraverso la disposizione degli arredi, la luce, i materiali, i colori, i luoghi di incontro e quelli di esplorazione.

Il nido d’infanzia “La Balena” a Guastalla (RE)

Un esempio paradigmatico di questa visione applicata all’edilizia scolastica è il Nido d’infanzia “La Balena” (progetto Iride) di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, progettato da Mario Cucinella Architects e realizzato nel 2015 nell’ambito della ricostruzione seguita al terremoto che colpì l’Emilia nel 2012. Il progetto, esteso su 1.400 mq, nasce da un dialogo multidisciplinare tra architettura, pedagogia, psicologia e antropologia, e traduce in scelte progettuali concrete l’idea – nelle parole dello stesso Cucinella – che “i bambini non debbano stare chiusi in uno spazio ma debbano vivere lo spazio“,


Spazi esterni del nido d’infanzia “La Balena

Particolare attenzione è stata dedicata alla creazione di un rapporto di sintonia tra i bambini e gli elementi naturali: gli eventi atmosferici, il ciclo delle stagioni, i livelli di luce che cambiano nel corso della giornata, i suoni di sottofondo. A questo scopo, tutte le sezioni del nido sono dotate di un collegamento diretto con il giardino esterno, organizzato in piccoli giardini sensoriali tematici –  dedicati alla vista, all’udito, all’olfatto, al gusto, al tatto – pensati per incoraggiare e facilitare l’apprendimento all’aria aperta (outdoor learning). La struttura, interamente in legno, integra inoltre soluzioni bioclimatiche – elevata coibentazione, recupero delle acque piovane, impianto fotovoltaico in copertura – che ne riducono l’impatto ambientale.

Investire in nuovi posti nido senza investire, allo stesso tempo, nella qualità progettuale degli spazi rischierebbe di limitare l’impatto educativo dell’operazione a un mero incremento numerico. Esperienze come quella di Guastalla dimostrano che, soprattutto nei contesti di maggiore fragilità infrastrutturale – Reggio Calabria in primis – la sfida della quantità dei posti disponibili e quella della qualità architettonica ed educativa degli spazi non possono essere considerate separatamente.

A cura di Rosy Chirico, Fabio Domenico Palumbo e Maria Lucia Parisi

Fonti consultate

  • Consiglio europeo di Barcellona, 15-16 marzo 2002 (Strategia di Lisbona)
  • Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo di Barcellona 2002/SN 100/1/02 REV.1
  • Dlgs 65/2017, art. 2; Legge di bilancio 2022 (LEP al 33%, entro il 2027)
  • Raccomandazione del Consiglio dell’UE, dicembre 2022, “Obiettivi di Barcellona per il 2030”
  • Openpolis – Con i Bambini (su dati Istat), “Asili nido, obiettivo 33% più vicino ma restano i divari”, 2026
  • Comune di Reggio Emilia, Consiglio comunale, “Approvato il Bilancio consuntivo 2025 dell’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia”
  • Comune di Reggio Emilia, “Nidi e infanzia. Dal primo settembre anno scolastico al via”
  • Comune di Reggio Calabria, avvisi pubblici nidi d’infanzia comunali a.e. 2025/2026 e 2026/2027 (reggiocal.it)
  • Reggio Today, “Un investimento per le famiglie e le periferie” (inaugurazione asilo nido a Gallico), 2026
  • ReggioToday, “Asili nido, Nucera: entro il 2026 ci saranno 355 posti per i bambini e altre tre strutture”, 2024
  • Openpolis – Con i Bambini, “L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Calabria”, 2022 (dati Istat 2020)
  • Il Sole 24 Ore – Info Data, “Quanto spendono i comuni per gli asili nido: dai 2.904 euro di Bologna ai 23 euro di Vibo Valentia”, 2022
  • Il Vibonese, “Arredi per i nuovi asili nido comunali, Vibo prima in Calabria…”, giugno 2026
  • CalabriaInforma, “La Giunta Comunale di Catanzaro avanza proposte per nuovi asili nido nell’ambito del PNRR”, giugno 2024
  • CNEL, Relazione annuale sui servizi pubblici 2025; cfr. CatanzaroInforma, “Asili nido, Catanzaro resta in coda”, dicembre 2025
  • S. Kanizsa, A. M. Mariani, Pedagogia generale, Pearson, Milano 2017
  • J. Heckman (2006), “Skill Formation and The Economics of Investing in Disadvantaged Children”, in Science, vol. 312
  • Comune di Parma, Servizi educativi 0-6, “Progetto pedagogico-organizzativo” (siti.comune.parma.it)
  • Corriere Nazionale, “Riformare gli asili nido con il sistema Mamdani: efficienza, qualità, equità”, gennaio 2026
  • Wikipedia, “Zohran Mamdani” (consultato luglio 2026)
  • La Voce di New York, “New York, Hochul e Mamdani annunciano prime 4 aree per l’asilo gratis a 2 anni”, marzo 2026
  • Il Post, “Le tre sfide di Zohran Mamdani”, gennaio 2026
  • Mario Cucinella Architects, scheda progetto “Asilo Nido Iride”, Guastalla (mcarchitects.it) — Comune di Guastalla, 2015, 1.400 mq

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