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La Strada: “Reggio ha bisogno di un piano di manutenzione programmata di tutte le sue aree archeologiche”

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La Strada: “Reggio ha bisogno di un piano di manutenzione programmata di tutte le sue aree archeologiche”

Nelle ultime settimane la città ha visto due interventi che salutiamo con favore: il 4 agosto 2026 la pulizia straordinaria delle Mura Greche sul lungomare Falcomatà, e a pochi giorni di distanza il completamento della pulizia straordinaria delle Terme Romane, l’altro sito simbolo del fronte a mare. Prendiamo atto, e ne diamo merito.

Ma prendiamo atto anche di ciò che quegli interventi dichiarano implicitamente: che quei siti, per ammissione della stessa Amministrazione, non venivano puliti da anni. Per un bene archeologico non è sufficiente una pulizia stagionale, lo sfalcio di vegetazione o il decespuglio. I siti vanno manutenuti in modo programmato, monitorato e documentato, perché ogni periodo di abbandono lascia danni che nessuna pulizia successiva recupera.

Mentre il lungomare veniva ripulito, il resto del patrimonio archeologico cittadino è rimasto abbandonato all’incuria. Nel centro città la situazione più grave riguarda la Tomba ellenistica di via Demetrio Tripepi (III-II sec. a.C.), su cui abbiamo acceso più volte i riflettori nel corso della precedente consiliatura: il parco è di fatto inaccessibile, coperto da vegetazione incolta, con la rampa d’accesso usata da anni come discarica e il pannello informativo corroso dalle intemperie. L’ultima segnalazione dei cittadini sui gruppi social risale al 5 agosto 2026. Poco distante, negli scavi di piazza Garibaldi – dove è emerso un edificio templare di età romana, con un imponente basamento, proprio davanti alla Stazione Centrale – i lavori del primo stralcio sono stati collaudati, ma l’area resta ancora chiusa al pubblico: nel frattempo lungo il perimetro si sono moltiplicate micro-discariche, rifiuti lanciati oltre la ringhiera fin dentro lo scavo e sosta selvaggia a ridosso del sito, che resta così il primo biglietto da visita per chi scende dal treno.

Anche l’Ipogeo di piazza Italia soffre di analoga incuria: le vetrate che dovrebbero permettere di apprezzare una stratificazione di sei metri, con undici successive fasi di edificazione, sono opache e sporche, un sito visitabile reso di fatto invisibile “per mancanza di una spugna”, per così dire. Nei quartieri collinari e lontani dal centro la situazione è ancora peggiore. Il Parco archeologico della Collina degli Angeli, con un tratto di mura in mattoni crudi tra i più antichi della città, versa tra sterpaglie alte e un ingresso sbarrato da un cancello in via Villini Svizzeri, senza alcuna fruizione stabile (i residenti hanno lanciato l’allarme incendi già il 3 luglio). L’Area Trabocchetto-Mati, la più estesa area archeologica del suolo cittadino, con il suo tratto di cinta muraria sulla collina, resta aperta a tutti tranne che a studiosi, scolaresche e turisti. Il Parco archeologico di Occhio di Pellaro, inaugurato nel 2012 e per un periodo tenuto in vita dal volontariato associativo, è oggi di nuovo impraticabile, mentre il sito di Punta Pellaro (Fiumarella) è ridotto a erbacce, staccionate divelte e cartellonistica distrutta. A questo si aggiungono la Necropoli di San Giorgio Extra e i nuclei della necropoli di Santa Lucia, testimonianze note e mai restituite alla città.

Ricordiamo che gli Amici del Museo hanno individuato 21 luoghi con testimonianze archeologiche nel territorio comunale, mentre la nuova Carta archeologica della città ne censisce 74 aree e 203 siti, documentati in quasi 500 schede.

Il punto politico che intendiamo sottolineare è che nella maggior parte dei casi il problema non sono le risorse, ma la messa in atto degli interventi. Per la Tomba ellenistica di via Tripepi esiste un progetto esecutivo di manutenzione straordinaria del parco archeologico dell’importo complessivo di 138.285 euro, con aggiudicazione definitiva già perfezionata nel 2025 a un’impresa reggina per quasi 91.000 euro, parere della Soprintendenza acquisito e validazione positiva del RUP. A oggi, però, non risulta avviato alcun intervento: un cantiere finanziato, aggiudicato e fermo, di cui chiediamo pubblicamente il motivo e una data certa.

Per gli scavi di piazza Garibaldi il primo stralcio “Messa in sicurezza scavi piazza Garibaldi – Valorizzazione e fruizione resti archeologici” è collaudato e ne è stata disposta la liquidazione. Il MiC ha inoltre già accordato alla Soprintendenza ABAP di Reggio Calabria e Vibo Valentia un finanziamento straordinario di 400.000 euro per la ripresa delle indagini archeologiche. La prosecuzione delle indagini, tuttavia, non è ancora ripartita: ogni mese di ritardo nell’apertura dell’area è un mese in più senza nuove ricerche scientifiche e con i reperti esposti, ahinoi, all’inciviltà.

C’è poi il bando comunale “Valorizzazione e promozione del patrimonio culturale e turistico”, nell’ambito del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, con una dotazione di 800.000 euro di contributi a fondo perduto già annunciata in preinformazione: chiediamo che tempi, criteri ed esiti siano resi pubblici e che una quota sia vincolata alle aree archeologiche dei quartieri periferici. Sul fronte regionale, la programmazione FSC 2021-2027 e le linee di indirizzo sui beni culturali collocano undici delle trentuno aree archeologiche mappate in Calabria nella Città metropolitana di Reggio: chiediamo che il Comune si presenti a quei tavoli con un piano preciso di valorizzazione. Ricordiamo infine che nel Documento Unico di Programmazione la riqualificazione del parco della Tomba ellenistica era stata inserita tra gli obiettivi strategici e poi espunta, invece che attuata. Ancora: chiediamo che venga istituito nella prossima variazione di bilancio un finanziamento dedicato e attivo per la manutenzione ordinaria delle aree archeologiche di Occhio di Pellaro, Punta Pellaro, Trabocchetto-Mati, Collina degli Angeli.

L’assenza di manutenzione delle aree archeologiche investe molteplici aspetti. C’è anzitutto un rischio incendio concreto: le sterpaglie alte a ridosso di murature antiche e, in più casi, di abitazioni private, sono un innesco, e alla Collina degli Angeli il fuoco è già arrivato a lambire le case. Un incendio su un sito archeologico non produce solo danni ambientali, perché il calore fessura e sbriciola arenaria, laterizi e malte.

C’è poi un danno strutturale irreversibile: radici e vegetazione infestante disgregano murature in mattoni e blocchi di arenaria tenera, l’acqua che ristagna dilava le malte, le colonizzazioni biologiche corrodono le superfici. Non è un problema di brutta vista, è perdita di un’impronta storica che non si ricostruisce. Sulle Terme Romane sono in corso da anni ricerche universitarie proprio per rallentare i processi di degrado dei resti: sarebbe paradossale finanziare la scienza della conservazione e non pagare uno sfalcio…

A questo si aggiunge un rischio igienico-sanitario, con micro-discariche, rifiuti organici da attività commerciali e ratti che trasformano siti in pieno centro abitato in focolai, e un problema di sicurezza e legalità: aree recintate ma penetrabili, non illuminate e non sorvegliate, si prestano a occupazioni improprie, vandalismo e, non ultimo, a scavi clandestini.

C’è infine una perdita di risorse pubbliche, perché le aggiudicazioni scadono e i finanziamenti a scadenza si perdono: il costo di non fare manutenzione è sempre superiore al costo di farla, e lo paga il bilancio comunale sotto forma di restauri d’emergenza. E c’è, non da ultimo, un danno economico e reputazionale: una città che si dichiara turistica e mostra a chi scende dal treno un tempio romano circondato da rifiuti sta comunicando qualcosa di preciso su di sé.

Mettiamo agli atti che su questi temi La Strada non arriva oggi. Nell’agosto 2023 il nostro consigliere comunale Saverio Pazzano ha presentato un’interrogazione formale sull’abbandono della Tomba ellenistica, richiamando l’articolo 30 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che impone agli enti pubblici territoriali l’obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza. Denunciavamo allora due fatti precisi: che l’area, inserita nella riqualificazione nel DUP del triennio precedente, era sparita da quello successivo, e che nel piano triennale delle opere pubbliche risultavano disponibili 500.000 euro per la valorizzazione e riqualificazione delle aree archeologiche della città, che chiedevamo fossero destinati a quel parco. Alla richiesta fatta in Consiglio comunale non seguì alcuna risposta, dopo che era stato in precedenza bocciato anche un nostro emendamento sullo stesso oggetto. Tre anni dopo, la tomba è ancora lì, tra le erbacce.

Sempre su nostra iniziativa, con il consigliere Pazzano, il Consiglio comunale ha approvato l’emendamento intitolato al professor Domenico Minuto, inserito nella Mozione per la valorizzazione partecipata del Patrimonio Culturale Museale della settima commissione, per attivareantiquaria civici diffusi presso il territorio comunale, come luoghi della cultura di interesse territoriale e locale, per valorizzare il patrimonio storico-artistico e storico-archeologico nella loro area di ritrovamento, nell’ottica di una città policentrica”. È deliberato da anni e non è mai diventato programmazione reale: lo abbiamo rilanciato pubblicamente nel luglio 2025, chiedendo che vi fossero impegnate risorse europee e del programma Metro Plus.

Nel luglio 2025 avevamo inoltre indicato musei di comunità, patrimonio diffuso e reti di fruizione come leva di sviluppo per le aree interne e i quartieri, contro il disinvestimento sui territori. E nel maggio 2026, in un comunicato dedicato al punto sulle istituzioni culturali cittadine, avevamo documentato la chiusura della Biblioteca De Nava dal 21 maggio 2025, quella dell’Archivio Storico Comunale da marzo 2025, i lavori fermi all’ex Monastero della Visitazione nonostante oltre 8 milioni di euro investiti, con gli spazi già restaurati che si deteriorano, e la Pinacoteca ancora in locali provvisori. Concludevamo allora che il patrimonio storico di Reggio rischia il declino definitivo, e chiedevamo trasparenza totale con cronoprogrammi pubblici, investimento nel capitale umano e una nuova visione.

Il quadro che denunciamo oggi sulle aree archeologiche è lo stesso già descritto allora: atti approvati che non diventano cantieri, risorse stanziate che non diventano manutenzione, obiettivi che entrano nei documenti di programmazione e poi ne escono inopinatamente. Chiediamo che questo sia il momento in cui la rotta si inverte una volta per tutte.

C’è però una domanda che precede quella sui soldi, ed è la più scomoda: quanti reggini saprebbero dire, oggi, cosa si trova sotto le vetrate di piazza Italia, o cosa fossero le mura della Collina degli Angeli? Nessuno difende ciò che non conosce. Un bene di cui si ignora il significato non è percepito come patrimonio collettivo e può essere percepito, nel peggiore dei casi, come un posto dove si può gettare un sacchetto. Conoscere è amare, e dunque prendersi cura dello spazio e di ciò che esso ospita. Solo il rinnovato legame dei cittadini con il proprio patrimonio storico e archeologico può costituire le fondamenta di una cultura della cura.

Per questo proponiamo un programma strutturato di adozione dei siti archeologici da parte delle scuole del quartiere in cui un determinato sito si trova, costruito sul modello degli “apprendisti ciceroni” già collaudato in tutta Italia. Secondo il criterio della prossimità, ogni area potrebbe essere abbinata agli istituti scolastici più vicini, le scuole di Pellaro per Occhio e Punta Pellaro, quelle del centro storico per la Tomba ellenistica di via Tripepi, l’ipogeo di piazza Italia e gli scavi di piazza Garibaldi, quelle della zona collinare per la Collina degli Angeli e l’area Trabocchetto-Mati. Così il bene diventerebbe patrimonio condiviso del proprio quartiere a partire dalle giovani generazioni.

A monte delle “adozioni dei siti”, sarebbe ovviamente necessario avviare un percorso di formazione, coinvolgendo archeologi della Soprintendenza, docenti scolastici e universitari e associazioni del settore, che porti gli studenti a conoscere le caratteristiche del sito, la sua storia, gli scavi, i materiali, i problemi di conservazione. Gli studenti stessi sarebbero a quel punto pronti a fare da ciceroni ai visitatori e agli studenti delle altre scuole, in occasione di festività cittadine, Giornate del Patrimonio, eventi di quartiere etc. Le classi adottanti assicurerebbero anche un presidio di comunità e un monitoraggio dello stato del sito con schede fotografiche periodiche inviate al Comune e alla Soprintendenza, in una vera e propria rete di sentinelle civiche.

Aggiungiamo che questa proposta non richiede un atto nuovo: è la naturale attuazione dell’emendamento Minuto sugli antiquaria civici diffusi, già votato dal Consiglio comunale e mai applicato. Valorizzare il patrimonio archeologico “nella sua area di ritrovamento”, in un’ottica di città policentrica, significa esattamente questo: affidarlo a chi ci abita accanto.

La mancanza di manutenzione è stata evidente e clamorosa in occasione della scorsa Giornata Europea di Archeologia del 14 giugno 2026, in cui i siti del Lungomare sono rimasti inaccessibili a causa della mancata pulizia, nonostante questa giornata costituisca ormai un appuntamento con regolare cadenza annuale.

Si spera che per le prossime Giornate Europee del Patrimonio del 26-27 settembre 2026, i siti possano essere dignitosi e presentabili, con aperture straordinarie anche in orari serali.

Va ovviamente sottolineato come non basti la “conservazione” manutentiva degli spazi, ma come sia necessaria anche la valorizzazione degli stessi con attività culturali che garantiscano una continuità di fruizione con eventi e destinazioni compatibili.

Per superare le criticità esposte e ottenere una piena fruibilità dei siti, chiediamo anzitutto un piano di manutenzione ordinaria programmata di tutte le aree archeologiche comunali, con calendario annuale pubblico degli interventi (sfalci, pulizie, verifiche) e una voce dedicata e stabile in bilancio, e non affidamenti episodici a chiamata. Per la Tomba ellenistica di via Tripepi chiediamo un cronoprogramma pubblico e vincolante, con data di consegna dei lavori già aggiudicati, data di fine e nome del RUP responsabile del monitoraggio; e per l’area archeologica di piazza Garibaldi chiediamo l’apertura al pubblico entro l’anno, adottando il modello del cantiere-laboratorio già annunciato, così da consentire la ripresa delle indagini archeologiche finanziate dal MiC con 400.000 euro.

Chiediamo parità di trattamento tra centro e periferie: nella manutenzione vanno assolutamente incluse Occhio di Pellaro, Punta Pellaro, Trabocchetto-Mati e Collina degli Angeli, con la riapertura degli accessi oggi sbarrati. Chiediamo un protocollo operativo permanente tra Comune, Soprintendenza ABAP e Città metropolitana, che stabilisca una volta per tutte chi fa cosa su ciascun sito, superando il rimpallo di competenze che, come in altri settori, è la vera causa della paralisi.

Chiediamo l’avvio, già dal prossimo anno scolastico, del programma di adozione dei siti da parte delle scuole descritto sopra, con una convenzione quadro tra Comune, Ufficio Scolastico Regionale e Soprintendenza ABAP, e in parallelo convenzioni con associazioni e gruppi archeologici per l’adozione, l’apertura e il presidio dei siti, con copertura assicurativa e rimborso delle spese: il volontariato reggino ha già dimostrato competenze preziose anche in questo ambito, ma va aiutato con risorse comunali.

Chiediamo poi una relazione semestrale al Consiglio comunale sullo stato di ciascun sito e sull’avanzamento di ogni finanziamento, l’installazione di illuminazione, videosorveglianza e cartellonistica leggibile su tutte le aree, insieme a cestini e contenitori adeguati lungo i perimetri. Chiediamo infine una risposta scritta all’interrogazione del 2023 rimasta senza riscontro, con un rendiconto pubblico dei 500.000 euro che il piano triennale delle opere pubbliche destinava alla valorizzazione e riqualificazione delle aree archeologiche cittadine e l’attuazione dell’emendamento Minuto sugli antiquaria civici diffusi, con l’individuazione delle prime tre sedi entro sei mesi.

Prendersi cura del patrimonio archeologico, storico e culturale della nostra città è il modo per assicurarle un futuro migliore.

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