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Una riflessione di Saverio Pazzano sulla gestione dell’acqua in Calabria

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Dietro l’illusione di una riforma efficiente, la giunta Occhiuto ha centralizzato la gestione dell’acqua,
svuotando i territori di ogni potere. Ha tolto voce ai Comuni, ha spersonalizzato il rapporto con i cittadini,
e ha costruito un sistema in cui non contano i diritti. Il livello di inefficienza del servizio idrico si è
addirittura aggravato, i costi sono diventati insostenibili per le famiglie, i cittadini sono divenuti di fatto
clienti che devono chiamare un numero verde. In tanti centri della regione, interi quartieri restano
senz’acqua per giorni. Le famiglie non riescono a lavare, cucinare, vivere con dignità. E di fronte a tutto
questo, la risposta è sempre la stessa: “chiami il numero verde”. Nessun volto, nessuna responsabilità,
nessun intervento tempestivo. Il cittadino è lasciato solo. Questo al netto dell’impegno dei delegati e dei
funzionari comunali, che poco possono E troppo spesso – ed è questa la vergogna – ricorre la domanda: “
Ma non conosci nessuno?”. La solita vecchia logica del favore, invece che del diritto. Invece di rafforzare
i diritti, questo sistema ha rafforzato la dipendenza. Ha riportato la Calabria dentro una logica antica e
tossica, che sostituisce la garanzia pubblica. Non c’è più un’istituzione che risponde: c’è un centralino.
Questo è il vero volto della centralizzazione targata Occhiuto. Prima non era tutto rose e fiori e noi lo
abbiamo denunciato con report, con interrogazioni e abbiamo incalzato l’Amministrazione Comunale con
proposte. Per cui non ci siamo svegliati oggi. Ma oggi, certamente, vediamo una situazione peggiorata, in
cui neanche l’impegno di delegati e funzionari comunali può nulla. Serve un netto cambio di rotta di
governance regionale. Più del 50% di acqua risulta dispersa per le strade, i disservizi sono all’ordine del
giorno. Qualcuno, ironicamente dirà: beh, tutto come prima… Eh no! Oggi è peggio, perché è
completamente annullato il presidio degli amministratori locali, annichilito il diritto dei cittadini a
interfacciarsi con gli amministratori, con gli uffici più prossimi e cioè quelli comunali… Siamo tutti
diventati pratiche di un inefficiente e costoso customer service. La gente stessa fatica a crederci, perché
ritiene impossibile che nel giro di un paio d’anni si sia potuto perdere il diritto dei territori a fare sentire la
propria voce su una questione così vitale come l’acqua. Invece è successo. Tutti devono sapere che quando
non hanno acqua in casa, quando per diversi giorni non hanno acqua dal rubinetto, non c’è nulla da fare se
non rivolgersi ai contatti on line per i disservizi. O tornare alla domanda: “Non è che conosci qualcuno?”.
Oggi in Calabria l’acqua è gestita come in una multinazionale: numeri, ticket, algoritmi. Ma l’acqua è vita,
non una pratica da istruire. I Comuni non decidono più nulla, i cittadini non contano più niente. È un
modello che esclude, che isola, che delegittima. Dobbiamo rompere questa narrazione falsa. L’acqua non
è un favore. Non è una concessione. È un diritto. E deve essere gestita come tale: con prossimità,
giustizia, trasparenza e partecipazione. Bisogna ridare voce ai territori, restituire dignità ai cittadini.
Questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo.
Saverio Pazzano

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