Le strade della città sono soggette a un continuo deterioramento dovuto non soltanto a traffico intenso, condizioni atmosferiche e usura naturale, ma all’assenza di una strategia manutentiva preventiva e il ricorso sempre più esteso a interventi tampone.
Il sottosuolo urbano, condizionato da aspetti idrogeologici, sismici e geotecnici, è una dotazione pubblica al servizio delle necessità della collettività. Il processo di infrastrutturazione del territorio, come del resto lo sviluppo urbanistico della città, sono avvenuti nel tempo senza un’adeguata pianificazione.
La presenza diffusa di buche e cedimenti nelle strade cittadine, diventata quasi una normalità, non è solo e sempre provocata dal traffico o dall’usura del manto stradale ma spesso scaturisce dall’azione invisibile dell’acqua.
Riparare l’asfalto come si sta continuando a fare senza sistemare i tubi sottostanti è solo un costoso “cerotto” temporaneo che dopo un po’ di tempo si stacca ripresentando il problema.
Le perdite continue di acqua ad alta pressione da condotta idrica, oltre a costituire spreco di una risorsa preziosa quale è l’acqua, provoca un effetto di scavamento nel terreno circostante. Questo flusso costante lava via la terra, la sabbia e la ghiaia che compongono il “massicciato” (la base della strada), creando delle vere e proprie caverne o bolle d’aria sotto l’asfalto. Le piogge torrenziali (sempre più frequenti) trovano un terreno già saturo e instabile a causa delle perdite idriche, accelerando i crolli stradali.
Non meno significative sono poi le perdite della rete fognaria, dovute ad ostruzioni per carente o inefficiente spurgo e/o spesso favorite dai sempre più frequenti episodi di precipitazioni intense (che un tempo si sarebbero considerate eccezionali) e che comportano lo smaltimento di portate di fluido in pressione, in condotte non progettate a questo scopo, con danneggiamento di guarnizioni e raccordi e conseguente continuativo spandimento di fluido nel terreno circostante e tutto quel che segue in fatto di deformazioni e cedimenti della massicciata stradale.
Quando il sottile strato di asfalto rimasto sospeso nel vuoto cede improvvisamente viene messa a rischio l’incolumità dei cittadini.
Ancora poi osserviamo le deformazioni dei marciapiedi, anch’esse provocate da perdite nelle prese (spesso nel tratto privato) per cattiva esecuzione delle opere, risarcimenti dello scavo insufficienti o mal costipati. Effetti amplificati per l’interferenza con le altre opere in scavo (fibra, metano). Il meccanismo è analogo e la problematica, diffusa in modo quasi puntuale in alcune zone, non ha ricevuto da svariati anni la dovuta cura e attenzione.
Oggi la città paga il prezzo di questa mancanza di visione. Occorre cambiare e adottare una strategia manutentiva fondata su regole chiare per i gestori di reti idriche, gas e telecomunicazione e strumenti moderni di pianificazione.
I gestori delle reti devono fornire dati precisi, aggiornati e georeferenziati sulle infrastrutture sotterranee, allineandosi ai migliori standard regionali (SIT). Questi dati serviranno a definire il quadro conoscitivo di base per l’elaborazione di un Piano del Sottosuolo speculare rispetto alla pianificazione di superficie per il conseguimento dei seguenti obiettivi:
- Ordinare lo spazio sotterraneo per posare le reti in sicurezza e garantire la continuità dei servizi.
- Ridurre drasticamente i “costi sociali” (traffico congestionato, deviazioni pedonali, rumore e polvere) eliminando i cantieri ripetitivi e non coordinati e assicurando la durabilità delle opere e la fruibilità del sistema viario carrabile e pedonale.
- Salvaguardare l’ambiente, difendendo la stabilità del suolo e proteggendo i corpi idrici sotterranei dall’inquinamento.
Riflessione a cura di Pina Vitetta e Ornella De Stefano




