
LA STRADA: UNA COMUNITÀ DI “RESTANTI”
La Strada è un’associazione politico-culturale ed insieme un movimento nato a Reggio Calabria nel 2018, nel segno dell’antifascismo e della lotta per la piena realizzazione della Costituzione.
Il percorso del nostro movimento si è declinato dall’inizio nei termini di un restare per cambiare, riabitare e rigenerare Reggio e la Calabria. La Strada stessa è una comunità di “restanti”, persone che non sono andate via o che sono tornate o che sono partite, ma restano in svariati modi connesse generativamente al territorio reggino.
La connessione tra La Strada e la restanza non è un’etichetta appiccicata a posteriori o uno slogan mediatico: è una genealogia. È un filo che parte da una domanda – andare o restare? – e, passando per assemblee, comizi d’amore, cammini urbani, eventi culturali e campagne elettorali, diventa un modo concreto di fare politica: il “riabitare”.
Nel nostro Manifesto per riabitare Reggio c’è già tutto: Reggio come città da cui “si va via continuamente, anche se ci si resta”, con la sensazione di non essere “né andati né rimasti”, ma “straniàti”, legati da un vincolo indissolubile e insieme feriti dall’abbandono.
È da questa ferita – e non da un’idea astratta del “restare” – che La Strada costruisce il proprio lessico politico.
Nell’autunno del 2018 nasce una pagina Facebook (“Nomi, Cose, Città. R come Reggio”) e il 23 dicembre 2018 arriva un primo incontro pubblico con chi è rimasto, chi è partito e chi è tornato, per immaginare una cittadinanza nuova e una discussione pubblica sui problemi e le risorse della città. La Strada, in quella fase aurorale, è un tentativo di ricomporre una comunità dispersa.
Nel 2019 quella piattaforma diventa il movimento politico “La Strada”; il 6 gennaio 2020 si costituisce in associazione politico-culturale. E già qui appare il nostro tratto caratterizzante: un’idea di politica che non separa cultura e conflitto sociale, e che sceglie come teatro naturale lo spazio pubblico – non solo per “comunicare”, ma per fare comunità.
Il Manifesto mostra pratiche che sembrano un programma di governo prima ancora di esserlo: cammini urbani, comizi d’amore, nodi tematici, “autobus per ricostruire comunità”, assemblee aperte, feste mobili (come rEstate in Strada). È un modo di stare nei quartieri che anticipa una frase-metodo, destinata a diventare la nostra identità: “strada per strada, quartiere per quartiere, portone per portone”.
Ed è qui che entra in gioco la restanza: non come parola nobile da citare, ma come grammatica dell’azione.
Il passaggio in cui La Strada prova a trasformare quel metodo in proposta istituzionale arriva con le comunali di Reggio Calabria del 2020: il movimento esprime due liste civiche (“La Strada” e “Riabitare Reggio”) ed elegge in Consiglio comunale il proprio candidato sindaco, Saverio Pazzano. È in quei giorni che la restanza da concetto antropologico diventa esplicitamente una declinazione politica.
L’11 settembre 2020, alla vigilia dell’incontro con Vito Teti in piazza Orange, un testo di presentazione riassume l’idea: “Riabitare Reggio” come visione etica e antropologica, figlia di esperienze di andare/tornare/restare, e nutrita dal tema della restanza come “DNA” del progetto.
E soprattutto c’è una frase di Teti che suona come avvertenza contro ogni visione paralizzante della nostaglia: bisogna “immaginare interventi, progetti, piani di recupero e rinascita; non confondere insomma la malattia con la cura”.
La “politica della restanza” non è stare fermi, ma restituire luoghi e servizi, rigenerare cultura e infrastrutture civiche, fare una campagna elettorale “senza toni urlati” e senza propaganda, scommettendo sull’incontro tra persone e idee. In quel racconto, La Strada appare già come ciò che rivendicherà di essere negli anni successivi: una politica dal basso, capace di tenere insieme pensiero e prassi.
Teti, in tutti questi anni, è per il movimento un “padre nobile”, vicino (per ricerca e sensibilità) al percorso della Strada. Per La Strada Teti non è “l’intellettuale che benedice”, è quello che sposta l’asse – dai centri ai margini – e obbliga la politica a guardare lì dove lo Stato spesso si ritrae.
Accanto a Teti, l’economista Domenico Cersosimo, che si pone come snodo tra analisi economico-territoriale e possibilità politica. Il Manifesto per riabitare l’Italia, volume a cura proprio di Cersosimo, ha ispirato infatti ulteriormente l’azione politica della Strada.
In altre parole: restanza e riabitare non sono solo narrazione identitaria del Sud, ma anche lettura strutturale (servizi, diseguaglianze, infrastrutture civiche) e dunque agenda politica.
Lungo il cammino, “La Strada” si è avvicinata a realtà politiche nazionali come i movimenti demA e Possibile, che hanno sostenuto il progetto del collettivo reggino, nonché alle reti europee delle Fearless Cities, e ha mantenuto un forte legame con l’esperienza di Riace.
Nel 2021, il portavoce de La Strada, Saverio Pazzano, si è candidato alle elezioni regionali calabresi con la lista demA, a sostegno di Luigi de Magistris Presidente, in continuità con l’esperienza politica maturata.
Dopo la fase elettorale, la connessione tra La Strada e la restanza continua laddove la politica torna a farsi corpo nello spazio pubblico. Nell’estate 2022, a Mosorrofa, la prima tappa di rEstate in Strada: abbiamo raccontato “storie di restanza”, tra mostra fotografica sulle aree interne, arte di strada, un dibattito su risorse e criticità delle aree interne, musica, e persino un concorso fotografico intitolato “restanza ed erranza”. È quasi un manifesto in forma di festa: la restanza come narrazione collettiva (storie), come sguardo sul territorio (fotografia), come conflitto/analisi (dibattito), come rito civile (stare insieme in piazza).
Qui si capisce la specificità della Strada: non usare la cultura come “contorno”, ma come infrastruttura politica.
Questo filo riemerge, con forza, nel 2025, nell’ambito della campagna elettorale per le regionali calabresi, in cui Saverio Pazzano si candida con la lista Tridico Presidente. A Reggio Calabria in Piazza Camagna il 29 settembre La Strada organizza un incontro pubblico dal titolo “Rigenerare la Calabria”, con Pazzano, Teti e Cersosimo. Una piazza piena e un dibattito che tiene insieme “diagnosi e proposta”, in cui la restanza viene detta nel modo più politico possibile: non “radici”, ma diritti. Pazzano insiste su giustizia territoriale, istruzione, medicina del territorio, cultura come infrastruttura, acqua pubblica, lotta allo spopolamento, e su alcune linee di conflitto (come il rifiuto dell’autonomia differenziata e l’opposizione al Ponte). Cersosimo lega direttamente la partenza allo svuotamento dei servizi: se la politica toglie servizi, non può poi colpevolizzare chi parte; serve un’inversione “dal disinvestimento alla prossimità”. E Teti, nello stesso quadro, definisce la lotta allo spopolamento come invenzione di futuro nei luoghi: salvare scuole, presidi sanitari, biblioteche, creare lavoro locale – questa è la “rivoluzione culturale”.
La Strada, in tutti questi anni, ha riportato la politica nelle piazze e nei quartieri: si tratta di una pratica e di un metodo. Il movimento ha fatto propria l’idea di Teti che restare non è nostalgia ma progettualità, che bisogna immaginare un futuro senza scambiare la malattia con la cura, e si è richiamato alla visione economica di Cersosimo: servizi, prossimità, giustizia territoriale
Se si ripercorrono questi passaggi, dal 2018/2019, la nascita come comunità che prova a parlarsi, al 2020, il salto politico con il percorso delle Comunali, al 2025, con la proposta regionale della “rigenerazione”, la connessione diventa chiara: per La Strada, la restanza non è “rimanere comunque”. È riabitare: restituire senso, servizi e dignità ai luoghi, ricostruire comunità reali, fare della cultura una infrastruttura pubblica, e tenere insieme chi è rimasto, chi è partito e chi torna.
E soprattutto è una politica che si dà una regola semplice, quasi ostinata: se la città si è sfilacciata, la ricuci camminando, strada per strada, quartiere per quartiere, portone per portone.




