Gentile Sindaco,

in questi due mesi le abbiamo scritto molte volte, senza steccati né divisioni. Abbiamo con responsabilità rappresentato così la necessità adesso di essere uniti, nel rispetto delle differenze ma anche nella necessità di farci comunità per una causa superiore e collettiva. In questo tempo alcune nostre proposte sono state portate avanti, dal Centro Operativo Comunale alla Spesa Sospesa, più avanti ne verificheremo con la città il funzionamento. Altre restano ancora senza risposta, pur essendo situazioni emergenziali che, se non risolte, non ci permetteranno di entrare adeguatamente nella Fase 2. Ormai il 26 febbraio, prima ancora del DCPM che anticipava il lockdown e prima ancora che l’emergenza diventasse strutturale, avevamo proposto pubblicamente una task force comunale che mettesse insieme  le istituzioni sanitarie, i rappresentanti delle forze produttive e commerciali, rappresentanti delle sigle che si occupano di disabilità e marginalità sul territorio, la Protezione Civile. Sembrava una proposta da Cassandra e sembrava che il Covid-19 non dovesse toccarci, tanto che pochi giorni dopo, perfino dopo il primo Decreto del Governo del 5 marzo, qualcuno ancora a Reggio inaugurava segreterie elettorali. Ma quella nostra proposta di allora poteva aiutarci a costruire e programmare una condivisa piattaforma di lavoro e solidarietà per affrontare la difficoltà e, forse, evitare o attenuare problematiche adesso stridenti. Lo spirito era quello di costruire un modello collaborativo senza appartenenze e colori per uscirne insieme.

È con lo stesso immutato spirito che oggi le scriviamo ancora. Abbiamo ascoltato la volontà di una delibera per affrontare la Fase 2 che, se abbiamo capito bene, passerà per la Giunta e poi per i social con proposte dei cittadini. Crediamo che lei in questo momento debba dare un forte messaggio di democrazia, di vera e sincera unione. Questa proposta va costruita prima di tutto attraverso il Consiglio Comunale, pure utilizzando gli strumenti informatici che quasi tutti i Comuni d’Italia stanno usando. Bisogna che il Consiglio Comunale si senta responsabile e partecipe di questa fase, che sarà lunga e difficile. Abbiamo bisogno di una grande responsabilizzazione di “unità nazionale”, abbiamo bisogno di capire e sapere chi lavora per la città e chi no. Solo così ci sarà unità, senza demagogia e senza populismi. Non abbiamo bisogno adesso di contest via social, che abbiamo visto in questi sei anni servono a niente e rischiano di appiattire sull’autoreferenzialità del sindaco una situazione complicata e che vede già molte famiglie e attività alla fame. Il Consiglio Comunale è l’organo deputato a condividere pubblicamente questa fase.

Certo non possiamo essere noi accusati di parteggiare per la destra. Ma questo non è il tempo di ragionare tra amici o tra persone che “stanno bene insieme”, questo è il tempo della responsabilità difficile, di conservare spazio per spazio gli strumenti della democrazia cittadina. Sembra un’epoca fa, quando incontravamo i candidati alla presidenza della Regione, non abbiamo chiesto un incontro con l’attuale presidente Santelli. Sancivamo allora delle differenze. Ma oggi, fossimo alla guida del più grande Comune calabrese, chiederemmo non uno ma molti incontri, perché è il momento di costruire  un senso alto di politica e di agire presto e bene, senza rivendicazioni. I messaggi via social lasciano il tempo che trovano ed espongono a rivendicazioni più campanilistiche che altro. Non ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di altro.

Faccia funzionare il Consiglio Comunale. Coinvolga pure i rappresentanti delle forze produttive. Dobbiamo uscirne insieme. Bisogna che i consiglieri siano nella possibilità di collaborare, abbiamo bisogno di tutta la forza della democrazia per venirne fuori, per ascoltare le istanze e le necessità delle periferie urbane. Certo, questo non sarà sufficiente, ben vengano poi altri strumenti partecipativi e integrativi. Un Consiglio Comunale in streaming potrebbe essere la soluzione. Non ripetiamo gli errori fatti in questi ultimi anni, c’è una città che continua a essere fuori ed esclusa dal dibattito, senza voce. Ascoltiamola, ciascuno si prenda le proprie responsabilità. Torniamo alla nobile storia della città. Fu Italo Falcomatà  a introdurre un percorso tanti anni fa rivoluzionario con dirette tv del consiglio comunale, proprio per condividere con la città la democrazia in tempi difficili.

Lo stato di emergenza e di urgenza non deve fare perdere il valore del confronto, anzi. Solo così qualunque proposta vedrà davvero la partecipazione di tutti. Perfino Churchill, durante la guerra, passò sempre sotto le forche del Parlamento. Fu un paese a vincere la guerra, un uomo solo l’avrebbe persa. Un consiglio comunale è fatto di 32 persone, non è un Parlamento con centinaia di persone. Perché non può coinvolgerlo?

Ascoltiamo l’appello di Marta Cartabia, presidente della Corte Costituzionale. Poche ora fa ha ricordato la necessità di mantenere tutti gli strumenti della democrazia, anche quando ci sembra di perdere tempo. È allora il momento di frequentarli con più energia, coraggio e determinazione. Ne usciremo solo con la bussola della Costituzione.

 

Ufficio stampa

La Strada