Sindaco Falcomatà, a poche ore dall’inizio della Fase 2 abbiamo iniziato a muoverci per Reggio. Abbiamo iniziato dal centro della città, avendo notato come, a poche ore dalla fine del lockdown, molte persone si siano riversate sul Corso e sulla Via Marina. La domanda che ci siamo posti è: se volessimo evitare assembramenti in queste due importanti arterie cittadine, gli altri spazi del centro sarebbero fruibili?

Se lo lasci dire senza infingimenti: le condizioni del centro della città sono, a dir poco, indicibili. Le strade sono sporche, i marciapiedi malridotti, le aree verdi e i parchi costituiscono un possibile ricettacolo di infezioni per chiunque ci si arrischi, animali domestici compresi. In quale luogo potrebbero i genitori accompagnare i bambini, dove gli anziani potrebbero prendere aria, dove la cittadinanza dovrebbe fare attività motoria? In che modo è possibile evitare gli assembramenti e la distanza fisica sul Corso e sulla Via Marina se, solo a tener conto degli abitanti del centro città, decine di migliaia di persone non hanno a disposizione altri luoghi dove vivere all’aperto?  Reggio è assolutamente impreparata a garantire la sicurezza e la salute pubblica nella Fase 2.

I 60 giorni del lockdown dovevano servire a programmare questa fase, possibilmente più complessa e pericolosa della Fase 1.

Nella Fase 1 abbiamo potuto apprezzare la sua collaborazione con le forze dell’ordine coordinate dal tavolo della Prefettura, abbiamo potuto felicitarci per la sua collaborazione con i dipendenti comunali e con i volontari nella consegna dei buoni spesa e delle mascherine. A fianco di queste attività di senso civico avrebbe dovuto coordinare un piano di “ritorno alla vita”.

Azzeriamo quello che è stato negli ultimi sei anni, lasciamo stare anche quanto fatto o non fatto durante la Fase 1, ma adesso lei ha il dovere etico e civile di raccontare la città vera. Qui non stiamo scherzando con questo o quell’elettorato, non è il tempo di strizzare l’occhio: è il tempo di preservare la salute della cittadinanza. Alla luce delle condizioni della città il clima pesante e inquisitorio, gli atteggiamenti securitari interpretati fino a 48 ore fa diventano ancora più inaccettabili. Di fatto adesso formalmente, a mezzo ordinanza e come da DPCM, vengono autorizzate solo uscite con scopi circoscritti e attività motoria. Eppure, se lo lasci dire, la comunicazione ufficiosa (o ufficiale? Fatichiamo a cogliere le differenze) pare strizzare l’occhio a qualunque scusa per passeggiare. Noi siamo stati nella Fase 1 fieri difensori del diritto delle persone a uscire responsabilmente a prendere aria e a muoversi, mentre lei rimproverava il pedone solitario e il signore col cane. Adesso saremmo perfettamente d’accordo con lei, se il Corso e la Via Marina non fossero più sede di struscio che di attività motoria. Concentrare tutte le persone in queste due strade è una scelta malsana e pericolosa per la propagazione del virus. Parliamo di scelta perché, rendendo nei fatti inaccessibili gli altri spazi urbani del centro, questa è da configurarsi come scelta di un amministratore pubblico. Se tra qualche giorno dovremo tornare a serrarci in casa, questo non sarà per responsabilità della cittadinanza, che si è dimostrata più che responsabile in questa emergenza sanitaria.

Occorre avviare immediatamente un piano di igienizzazione e pulizia delle aree verdi e dei parchi, nonché delle strade e dei marciapiedi. Sappiamo che non si possono fare miracoli e speriamo che, ancora una volta, non si voglia dare la responsabilità agli operatori della pulizia urbana, che nei giorni della Fase 1 abbiamo visto impegnati e che ringraziamo. Quello che è mancato -e che occorre adesso con urgenza estrema- è un coordinamento, un piano di risanamento della città  complessivo. Se non dovessero esserci le risorse per un intervento del genere, si ricorra al volontariato, ai comitati e ai gruppi spontanei. Si avvii una campagna di partecipazione collettiva al recupero quantomeno delle aree verdi della città. Se si vuole consentire almeno alla cittadinanza di pulire le aree verdi e le piccole piazze cittadine bisognerà con urgenza annullare la burocrazia che, anche in questi casi, è complessa.

Il recupero delle aree verdi e dei parchi, nonché delle piccole piazze sarà indispensabile anche per consentire un recupero della vita culturale, con tutta l’economia connessa. 

In attesa di un riscontro in tal senso, le segnaliamo anche l’urgenza di costruire un piano orario della mobilità pedonale. In considerazione dell’indisponibilità di altri spazi diamo degli orari nei quali i runners possano effettuare la propria attività motoria in Via Marina, in modo da alleggerire la presenza di persone sulla stessa arteria in altre fasce orarie. In generale questa è l’occasione giusta per chiudere al traffico di autoveicoli tutto il Lungomare, per consentire “più aria” e più distanza tra le persone. Almeno fino al 18 maggio, data della prossima verifica ufficiale della Fase 2.

In assenza di provvedimenti in tal direzione, ci lasci dire, le polemiche sui tavolini dei bar e le chiusure ancora in atto di diverse attività produttive (ad esempio i lavoratori come barbieri e parrucchieri) appaiono come questioni tutt’altro che coerenti.  

 

Ufficio stampa

La Strada