La Fase 2 sarà lunga e complessa, non ha una data di scadenza. Reggio Calabria si trova incastrata in una lotta tra guelfi e ghibellini, una lotta tra fazioni. Non possiamo permettercelo. Bisogna tornare agli strumenti della democrazia, come recentemente ha ricordato anche la Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. La Costituzione non va ricordata solo quando bisogna sottolineare la gerarchia tra Stato e Regioni, ma bisogna ricordarla a se stessi soprattutto quando si tratta di amministrare una barca in mezzo a una tempesta. C’è uno strumento che consente di responsabilizzare tutti, di portare le istanze delle periferie umane e urbane, di mettere ciascuno davanti alle proprie funzioni e ai propri compiti: si chiama Consiglio Comunale. La democrazia non si svolge sui social, la Fase 2 -che non sappiamo quando finirà- non è argomento di like e di commenti, né di letture autoreferenziali. Non abbiamo bisogno di solleticare un orgoglio di paglia, ma di ritrovare l’orgoglio della democrazia. Nel confronto, nello scontro politici, nel dibattito ma dentro le sedi opportune che non sono le pagine facebook del Sindaco o di questo e quello, né le note stampa inviate dalle segreterie.

Un Consiglio Comunale in streaming coinvolgerà tutta la città e metterà sul tavolo problematiche e soluzioni che, condivise o meno, saranno comunque frutto di un lavoro comune. Maggioranza e opposizione devono svolgere i propri compiti, il Sindaco deve metterle in condizione di farlo. È questo lo strumento necessario attraverso il quale tornare a costruire una città. Ci saranno tante cose da affrontare, dalla mobilità agli spazi pubblici, all’accoglienza tranquilla e ben gestita dei fuorisede, dall’occupazione del suolo per tante piccole e medie imprese ai diritti di spostamento dei cittadini, dai servizi rivolti soprattutto alle fasce più deboli della popolazione alle periferie, dalle tante e necessarie misure di prevenzione alla medicina territoriale. Non si può pensare di delegare al Sindaco, alla Giunta e ai commenti facebook la fase complessa che ci attende. Le parti sociali vanno ascoltate e i contenuti vanno elaborati in un piano complessivo di Consiglio.

Le scelte comunicative dell’Amministrazione hanno appiattito l’emergenza sulla figura del Sindaco, quantomeno una maggiore visibilità della squadra di Giunta avrebbe aiutato. Adesso la frittata è fatta, la polarizzazione di uno scontro che non è politico ma di visibilità personale ha reso il confronto quasi impossibile a livello istituzionale. Non possiamo che riconoscere questo fallimento politico e correre ai ripari, rimettendo lo scontro nell’alveo della democrazia come responsabilmente sta facendo anche Conte col Parlamento. Molti sindaci della provincia reggina hanno apertamente  dissentito dalla scelta della Presidente Santelli, ma lo hanno fatto nei termini di una discussione responsabile che resta nell’ambito del confronto sul tema Ordinanza. Falcomatà già dai fatti di Villa di qualche mese fa e della vicenda ancora non chiarita delle persone ospitate presso l’Hotel Excelsior ( a quanto ammonta il risarcimento che il Comune ha chiesto alla Regione, con quale numero di protocollo è stato registrata la richiesta in uscita?) ha preferito accendere il fuoco di un orgoglio di paglia. La dialettica è riportata a 50 anni fa, agli anni dei moti e ad una battaglia di campanile tra Reggio madre e Catanzaro matrigna.

Alle facce della Presidente Santelli non si risponde con le facce emoticon su facebook, non si risponde al sovranismo della Lega col sovranismo di “Reggio sopra ogni cosa”. Il Sindaco ha imboccato una strada che sembra più orientata a capitalizzare un consenso social invece che a rimettere in moto una città che ha bisogno di relazioni, non di isolamento. In questa morsa che procede a colpi di ordinanze incongrue finiranno stritolate le piccole e medie imprese, i cittadini, in particolare anziani, bambini, disabili.

Ma noi è avanti che dobbiamo guardare, a un nuovo modello meridionalista, a un nuovo modello di città, a un rapporto diverso con la Regione e con l’area dello Stretto. Il valore di un politico si stabilisce, tanto più in tempo di tempesta, nel confronto con le opposizioni e nella capacità di interagire con la maggioranza.

Bisogna che ogni fazione smetta di parlare “ai suoi”, ma responsabilmente si trovi la strada per un dialogo con tutte e tutti. Il Sindaco Falcomatà e il Presidente del Consiglio Demetrio Delfino convochino un Consiglio Comunale. Adesso è l’unico strumento che può orientare diversamente una città che va a sbattere verso gli scogli dell’autarchia, del sovranismo, delle battaglie identitarie. Siano i 32 consiglieri comunali a sollecitare questa scelta, i cittadini hanno scelto loro, devono essere corresponsabili del lungo periodo di emergenza e allentamento che affronteremo. Ci sono, nell’uno e nell’altro schieramento, persone valide. Lo dico da uomo  di sinistra, non ne ho mai fatto mistero, ma ho sempre creduto fermamente nella necessità di un dialogo e comunque nella possibilità di mettere ciascuno pubblicamente davanti alle proprie responsabilità. Vedremo allora se metteranno al centro gli interessi della città o quelli di partito. Quello che è certo è che sarà comunque più utile della gestione di un paio di uomini soli al comando. Questa è una tempesta: un piccolo gruppo affonda, una città si salva.

 

Saverio Pazzano

    

 

Ufficio stampa

La Strada