Il culto di San Giorgio è millenario, dall’area del Mediterraneo si è diffuso in tutto il mondo. È una bella cosa sapere che, in questo momento di restrizione, chiusura forzata e paura dell’incontro, Reggio Calabria col suo patrono sia piuttosto messa in relazione con centinaia di altre città nel mondo, di paesi e Stati. In un tempo così difficile la storia esprime chiaramente, attraverso la figura di San Giorgio, le caratteristiche che una comunità  deve recuperare per vincere il buio e l’angoscia: coraggio e generosità.

Tutti conosciamo l’immagine di San Giorgio che sconfigge il drago, senza distinzione religiosa è un’iconografia che appartiene all’umanità. C’è in questa allegoria la narrazione concreta di un uomo che corre in soccorso a una comunità, trova il male, lo sfida e lo vince. Secondo la Legenda Aurea, un testo del medioevo, la sfida di San Giorgio col drago avvenne in una città di nome Silena, dove i cittadini dovevano sacrificare alcuni di loro per placare un drago terribile. Mi ha sempre stupito, in questo racconto allegorico, prima che il coraggio di Giorgio, prima che le dimensioni e la cattiveria del drago, il fatto che, per un’angoscia che la opprimeva e rendeva invivibile la vita, una comunità consentisse di perdere qualcuno. Sempre secondo la Legenda San Giorgio non uccise subito il drago, ma lo portò al centro della città legato a un guinzaglio, perché ciascuno potesse guardare il mostro ormai docile. Come a dire: se voi siete uniti, se non vi fate governare dall’angoscia, se non cadete nella facile scelta di sacrificare una minoranza perché la maggioranza sia salva, guardate, allora il mostro è soltanto un cagnolino.

San Giorgio che sconfigge il drago è una comunità che ritrova il coraggio del bene, che è complesso e faticoso. In questi giorni è facile identificare il drago con il Covid-19, il virus che porta la morte. Ci auguriamo vengano presto una terapia o un vaccino che ce lo facciano vedere docile e annientato, ma nel frattempo è chiaro che dobbiamo essere orgogliosi del comportamento responsabile che abbiamo tenuto e che ha evitato situazioni ancora più dolorose.

In questo potremo ritrovarci come comunità, fuori da tutta quella retorica populista che, come fiato di drago, ha ammorbato l’aria e i social in questi ultimi cinquanta giorni. Il populismo degli sceriffi di cartone alla ricerca del pedone solitario, degli scontrini da pochi euro, dell’untore venuto dal nord, dei dati sui contagi utilizzati a scopo politico e propagandistico.

Non dobbiamo farci vincere dall’angoscia, tutt’altro. Questo tempo ha lasciato molte ferite, dovremo curarle insieme una per una. Dobbiamo dirci chiaramente che molti, in questa necessaria chiusura, sono rimasti indietro e soli. Sono aumentate le diseguaglianze, è cresciuta la povertà, si è rotto qualcosa nel rapporto con i tanti reggini fuorisede, il sacrificio delle piccole attività produttive è estremo, le solitudini si sono acuite, i problemi dei malati cresciuti, le difficoltà dei disabili sono aumentate… Solo una città che avrà il coraggio di dirsi questo, senza retorica, senza campanilismi, potrà rialzarsi unita. Ci sarà bisogno di tutte le nostre energie e intelligenze per non cadere nell’approssimazione, nell’opportunismo, nella clientela. Dovremo preparaci bene, nelle prossime ore ragioneremo attentamente su ciò che occorre in questa transizione complessa tra la fase della chiusura e quella dell’allentamento, ma quello che occorre fare oggi è guardare coraggiosamente alle ferite che non il drago, ma l’angoscia del drago ci ha inferto.  Festeggeremo San Giorgio in quarantena, tutte e tutti, in casa, in ospedale, in carcere, in strada. Dovunque ci troviamo, qualunque sia la nostra condizione San Giorgio che sfida e sconfigge il drago avrà qualcosa da dirci. Sempre più è il tempo del coraggio e della generosità. Auguri, Reggio.   

         

SAVERIO PAZZANO

 

Ufficio stampa

La Strada